Gli ex voto


La parete sinistra della grotta del santuario della Cornabusa è quasi interamente coperta dagli ex voto, segni e testimonianze della fede e della devozione dei fedeli. Qualche anno fa le edizioni Capelli per la Regione Lombardia pubblicarono un interessante volume, "Pittura popolare - Ex voto dipinti della Bergamasca", a cura di Angelo Turchini, una vastissima ricerca per esaminare la traduzione di un discorso religioso in una cultura pittorica definibile come popolare, in quanto espressione di modi di vita e valori condivisi e trasmessi da gran parte della società del tempo. Purtroppo i ricercatori dovettero però rinunciare a procedere alla scheda ura degli ex voto della Cornabusa, ritenuta inopportuna per la propria sicurezza date le notevoli difficoltà e visionato il materiale. Si annota comunque che "gli ex voto (dei primi del '900) sono collocati su un'impalcatura che arriva sino alla sommità della grotta; sono legati ad essa per mezzo di fu di ferro "passante" e sono nella maggior parte danneggiati dalla muffa, per via della forte umidità che regna. Infatti la roccia trasuda l'acqua proveniente dalla montagna soprastante, tanto che i fedeli devono ascoltare la Messa con le ombrelle aperte. Fra gli ex voto recenti ve n'è uno fatto da Gimondi per la vittoria del Giro d'Italia, sapientemente realizzato in cemento" Interessante a proposito di ex voto quanto annotava don Angelo Roncalli futuro Papa Giovanni XXIII, riportato dal Turchini proprio nel volume "Pittura popolare". Il sacerdote cogliendo una realtà insieme umana e religiosa, annotava che la vera storia dei santuari sono gli atti di devozione", sono anzi le stesse pareti del santuario - con le lunghe file di dipinti votivi e di ex voto collocati attorno all'altare, o nella cappella o altrove non importa - a narrare una storia secolare di amarezze, di dolori, di sofferenze, di momenti di crisi, insomma, risoltisi felicemente e fortunosamente. Gli ex voto costituiscono un tutto unico, un insieme assolutamente straordinario di storie singole risolte in una storia singolare, quella del santuario, ripercorribile attraverso quella che Roncalli chiamava "atti di devozione". Attraverso questi si costituisce una storia soggetta a continuo arricchimento, ma unica nel suo dipanarsi ed evolversi inesistente, perchè tutti gli ex voto, una volta collocati nel luogo deputato sono ricondotti a un unico momento.... La serie degli ex voto nella lettura popolare si costituisce in storia, in memoria collettiva di singoli accadimenti significativi per l'individuo e per la comunità in cui è situato. La storia narrata scorre sotto gli occhi per riverberarsi nella storia parlata: i fatti miracolosi "corron sulla bocca" una volta fuori dello spazio sacro, ma ancora dentro l'aria evocativa da questo promanante. Si tratti di rievocare casi tristi o disperati, gli ex voto sono un indubitabile attestato della potenza del sacro, per cui il territorio per così dire istituzionale della diocesi o della parrocchia è superato, è oltrepassato". Per quanto riguarda invece quelle che sono definite le modalità di ricorso al "sacro" il Turchini porta come esempio un brano tratto pari pari dalla storia della Cornabusa di don Carminati. "Chi - scriveva il sacerdote - dei quasi 2000 uomini e giovani che la guerra strappò al bene e all'affetto delle nostre famiglie non ricorse durante l'imperversare della tremenda bufera alla Madonna della Cornabusa? Nessuno, tornando dal fronte a rivedere i suoi cari, nessuno negò una visita al suo santuario; nessuno scrivendo alla famiglia se ne dimenticò; nessuno osò affrontare il fuoco nemico senza avere con sè l'immagine o la medaglia della cara Madonna; nessuno al sopravvenire della sera nell'augusta trincea o negli oscuri camminamenti, oppure sotto l'infuriare della raffica del fuoco lasciò d'invocarne il nome. Quanti, scrivendo alle famiglie e ai propri sacerdoti, acclusero nella lettera una generosa offerta pei santuario di Maria, l'elemosina per la celebrazione di una S. Messa davanti alla sua miracolosa effigie! Quanti, non potendo perchè lontani, recarsi a visitare nella sua grotta, vi mandarono chi la mamma, chi la sposa, chi la figlia e chi la sorella! Quanti tornati incolumi alla casa paterna, attribuirono alla Madonna della Cornabusa la grazia per lo scampato pericolo e si portarono lassù con tutta la famiglia a esprimerle più con lacrime che con parole tutta la loro gratitudine! Quanti non udii io stesso ripetere, alludendo alla Cornabusa: Ah, se non ci fosse stata quella Donnina là, non so dove sarei a quest'ora! forse sul Carso, e sul Sabotino, o sul Monte Nero qualche spanna sotto terra!". Don Luigi Locatelli, che per primo raccolse e pubblicò le vicende del santuario, così nella sua operetta del 1867 descrisse gli ex voto del santuario, definendoli "monumento di bontà e di gratitudine" "Qui si vede una tenera madre, là un padre affettuoso, ambedue travagliati e consolati insieme; quella per la guarigione della propria figlia, questi per quella del figlio. Qui famiglie intere di sette persone, là una terza di otto, che tutte hanno ottenuta la grazia dimandata per i propri malati. Questa è una Lucia Mazzoleni, quest'altra una Maria Rosa di Barzana, e queste sono due altre divote tutte favorite di guarigione da Maria. Questa fu risanata da pericolosissima malattia nel 1758, questa nel 1763, quest'altra nel 1848. Qui è un tale di Bergamo che, ridotto agli estremi, ricevuti i SS. Sacramenti e l'ultima benedizione papale, avendo tuttavia invocato Maria della Cornabusa, èperfettamente guarito. Là è un idropico al quale il chirurgo ha dovuto cavare Dio sa quanta acqua, e Maria lo ha perfettamente risanato. Dirimpetto è un infelice con una gamba spaventevolmente ingrossata che forse si dovea amputare; ma la Madonna della Cornabusa lo ha preservato dalla cancrena e dal taglio. Osservate: questi è Agostino Rota caduto da una pianta nel 1709; quest'altro è un infelice di Brumano precipitato da alti dirupi; questo terzo, ecco cade da una casa, e quest'altro da una fabbrica. Ma che? L'invocazione di Maria della Cornabusa tutti li ha salvati. Vedete? Qui sono due che passano lungo una strada sotto una grandine di pietre che precipitano dalla soprastante montagna e non ricevono offesa veruna. E qui è un Francesco Cicolari caduto in un imboscata d'assassini, ferito mortalmente con due palle d'archibugio e tuttavia campa felicemente la vita. E là in quel bastimento, sebbene sì agitato dai venti e dalle onde, sapete voi quante persone si salvarono dal terribile naufragio? Ma chi li ha salvati tutti questi infelici e chi li ha fatti illesi se non Maria della Cornabusa, che tutti hanno invocato con amore e con fede. E quelle bende? e quelle grucce? e quelle scranne? Perchè tutte queste cose qui nel santuario? E bisogno di dimandare? Sono altrettanti monumenti di grazie di Maria. Sono bende di piaghe incancrenite che tuttavia guarirono lavate con l'acqua di questo fonte, alla quale Maria, per premiare la fede dei suoi devoti, ha conferito una virtù prodigiosa. Sono grucce con le quali, a stento e sostenuti dai compagni, si trascinarono al Santuario parecchi infelici, i quali da tempo non potevano più camminare, e sono tornati a casa senza veruno altro appoggio, ovvero quanto prima hanno ottenuto la grazia implorata. E le scranne son qui lasciate per ricordare a tutti la guarigione perfetta di due giovanetti, ai quali doveasi fare amputazione dei piedi. Similmente quei cuori d'argento, quei voti che dappertutto circondano la venerata effigie nell'interno della sua nicchia, non sono altro che tutti segni e monumenti pur questi di grazie ricevute dalla beatissima Vergine; come lo erano eziandio quelle altre tante tavolette, che ancora a nostro ricordo si vedevano, quelle innumerevoli altre che si vedevano nei secoli passati e che ora sono state rose e consunte dal tempo".